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Il lavoro consiste nel progetto di un natante a vela di 23’ (7,00mt.). Idea nata per essere presentata ad un concorso indetto dall’associazione 1001VELAcup, successivamente sviluppata in dettaglio come tesi di laurea. Il progetto si basa su quattro principi guida, due propriamente teorici: la sostenibibilità ambientale e la sostenibilità economica; e due strettamente legati alle scelte progettuali: la dinamicità dello spazio e la componibilità degli arredi interni.

L’obiettivo del progetto è quello di aprire le porte di un mercato troppo chiuso grazie ad un costo di vendita e di mantenimento influenzato positivamente da ogni scelta progettuale (apprezzabile per lo più nella progettazione degli interni). Ciò affiancandosi ad un filone evolutivo che avvicina sempre di più ogni settore industriale alle esigenze del mondo naturale. In primo piano c’è certamente la scelta dei materiali per le strutture esterne: un sandwich in composito con uno strato multifiber di basalto e lino tra due strati di resina epossidica. I test a flessione in laboratorio evidenziano come le prestazioni di tale soluzione siano ben superiori a quelle della tradizionale fibra di vetro, avviciandosi a quelle della fibra di carbonio pur mantenendo un costo pari circa ad 1/8 di quest’ultimo.
L’estetica del prodotto è fortemente condizionata dalla scelta della tipologia di scafo dalla prua “arrotondata” ispirata agli scow nordamericani dell ‘800. Questa soluz- ione garantisce ottime performance in regata grazie ad una diversa logica nel bilanciamento della carena a barca sbandata e nell’impatto con l’onda (è esemplare la mini Transat del 2011).
L’ampliamento dei volumi a prua determina un ovvio aumento dello spazio interno disponibile. Questo ingombro pieno pone le sue linee dolci in forte contrap- posizione con la leggerezza del pozzetto a poppa dove le linee nette ed i volumi vuoti sottolineano la fluidità dei movimenti apprezzabile soprattutto in regata.
Ma la soluzione che più caratterizza il progetto negli esterni è data dalla possibilità di sollevare la tuga centrale di 40cm aumentando la volumetria interna del 25/30% e dando vita ad una vera e propria finestra a 360° sul mare. Durante la sosta il taglio sportivo si trasforma in un’estetica più comodamente croceristica.

Quasi come essere di fronte a due prodotti dalla natura totalmente differente. È questa la sensazione ricercata nella trasformazione di un natante piccolo e scattante a vele spiegate che si ferma e cambia faccia per accogliere l’utente con tutti i comfort quasi impensabili all’interno di uno spazio tanto ridotto.

TUND ONE

VENTITRé

MILAN

26   /   07   /   2016

For:

Poli.Design, Politecnico di Milano:

Interior design - Graduate thesis 

Tutor:

Andrea Ratti, Massimo Facchinetti